Chi e come lavorerà nell’era in cui il mito dell’#intelligenzaartificiale sta prendendo il posto di quello dell’automazione? Ne abbiamo parlato con chi ha studiato l’automazione dal Dopoguerra ad oggi, il professore di Storia contemporanea Jason Resnikoff. L'intervista a cura di Giuditta M. è su Guerre di Rete https://lnkd.in/db-ZVB99
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Guerre di Rete is a non-profit cultural organization focused on unraveling the complex relationship between digital culture, digital rights, and cyber dynamics. Our mission is to enhance public discourse on technology's societal impacts, fostering critical and in-depth information. Guerre di Rete's cultural project includes Digital Conflicts, a bi-weekly newsletter that offers insights into the intersection of digital culture, AI, cybersecurity, digital rights, data privacy, and tech policy, enriched with a European perspective to foster a global dialogue on the nuances of our digital existence. https://conflicts.digital
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Se un giorno d'inverno un giornalista... Jeffrey Goldberg, il direttore di The Atlantic (prestigiosa testata, critica dell’amministrazione #Trump), capitasse per caso all'interno di una chat gruppo sull'app di messaggistica #Signal, chat nella quale membri di altissimo profilo del governo americano discutono i piani per colpire militarmente dei target Houthi in Yemen, incluso quando e con quali armi, quali sarebbero le conseguenze? Il caso è stato sviscerato da Carola F. nella #newsletter di questa settimana che potete leggere qui https://lnkd.in/d_qYTd8m Se alla fine della lettura, già vi manchiamo e necessitate ulteriori input, iscrivetevi all'International Journalism Festival, che quest'anno ci riserva un doppio appuntamento: ⊛ #Artificialintelligence: ethics, rules, and future scenarios ⊛ The attack on #democracy in the era of the broligarchs Le sessioni saranno disponibili sia on demand che in streaming: https://lnkd.in/daN-HMdH
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Negli ultimi trent’anni, le aziende di chip dal maggiore valore di mercato, quasi tutte americane, hanno iniziato ad appaltare gran parte della loro attività di manifattura all’estero, in paesi come Taiwan e la Corea del Sud, dove hanno trovato personale qualificato (i chip richiedono ingegneri molto formati in tutte le fasi della lavorazione) con un costo del lavoro decisamente inferiore. Ha così preso piede, soprattutto nella regione dell’Indo-Pacifico, il modello delle “foundry”: aziende di manifattura avanzatissima, che fabbricano chip per conto di aziende occidentali, le quali possono così concentrarsi sulla curva dell’innovazione, che nei chip si incarna nella celebre “legge di Moore” (ovvero l’osservazione che il numero di transistor contenuti in un chip raddoppia ogni due anni). Sui presupposti di questa divisione del lavoro è nato addirittura un nuovo modello di azienda: le cosiddette “fabless”. Scaricate interamente dai costi fissi, le “fabless” non possiedono stabilimenti di produzione e si occupano soltanto dell’ideazione di nuovi chip sempre più performanti. La più nota di queste aziende è #NVIDIA, divenuta negli ultimi anni il perno materiale dell’evoluzione delle #AI. Ne parla Cesare Alemanni su https://lnkd.in/dEyBtFsi
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Le intelligenze artificiali rischiano di andare incontro a una carestia. Alcuni esperti prevedono che – come si legge in uno studio pubblicato dalla società di ricerca EpochAI – “se le attuali tendenze nello sviluppo degli #LLM continueranno, i modelli linguistici saranno addestrati su dataset di dimensioni approssimativamente pari all’intero stock di testi pubblici disponibili tra il 2026 e il 2032”. Ma prima di arrivare a quello che potremmo definire – ribaltando le classiche suggestioni che immaginano #AI sempre più potenti e incontrollabili – il vero “rischio esistenziale” per le intelligenze artificiali, ci sono problemi molto più immediati da risolvere. Ne parla Andrea Daniele Signorelli su https://lnkd.in/dfy4tF5f #artificialintelligence
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Febbraio 2024: il più grande 𝐟𝐮𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐩𝐭𝐨𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚. 1,5 miliardi di dollari in #ether spariti, il gruppo Lazarus sotto accusa. Intanto, Trump istituisce una riserva strategica di #Bitcoin con asset confiscati. Cosa significa per la sicurezza e il futuro delle crypto? Ne parliamo in diretta con Cyber Saiyan / RomHack Conference, Training and Camp e Guerre di Rete. Con Carola F., Andrea Daniele Signorelli, Gerardo Di Giacomo, Paolo Dal Checco
Dal Bybit hack al Fort Knox digitale: serata sull’ottovolante delle crypto
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🔔 Mancano pochissime ore alla live 𝐃𝐚𝐥 𝐁𝐲𝐛𝐢𝐭 𝐡𝐚𝐜𝐤 𝐚𝐥 𝐅𝐨𝐫𝐭 𝐊𝐧𝐨𝐱 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞! Vi aspettiamo questa sera alle 21:00, su LinkedIn o Youtube, per scandagliare in diretta il più grande furto di #criptovalute della storia. Moderatrice dell’evento la nostra Carola F. insieme a Giovanni Mellini, Cyber Saiyan / RomHack Conference, Training and Camp Impegnati sul "palco" virtuale: 🎙️Andrea Daniele Signorelli 🎙️Gerardo Di Giacomo 🎙️Paolo Dal Checco [YouTube] → https://lnkd.in/dGdmaqmV [LinkedIn] → https://lnkd.in/dks4Q5j2 Se avete già domande pronte, o volete interpellare l'oracolo, usate il QRcode in ultima pagina👇
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Manca meno di un giorno alla live 𝐃𝐚𝐥 𝐁𝐲𝐛𝐢𝐭 𝐡𝐚𝐜𝐤 𝐚𝐥 𝐅𝐨𝐫𝐭 𝐊𝐧𝐨𝐱 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞! Parleremo del #Bybit #hack, il più grande furto di #criptovalute della storia da parte di uno dei gruppi #cybercriminali più pericolosi (che si ritiene faccia cassa per la Corea del Nord). E discuteremo anche delle nuove politiche crypto dell’era Trump. Impegnati sul "palco" virtuale: 🎙️Carola F. 🎙️Andrea Daniele Signorelli 🎙️Gerardo Di Giacomo 🎙️Paolo Dal Checco ➡️ Iscriviti alla diretta e se hai domande, usa il qrcode nell'immagine per inviarcele
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Impazza la corsa delle Big Tech per l’energia nucleare, ma lo scorso ottobre è stato Google “a firmare il primo accordo aziendale al mondo per l’acquisto di energia nucleare prodotta da alcuni piccoli reattori modulari (SMR) che saranno sviluppati da Kairos Power”, una compagnia con sede ad Alameda, in California. L’obiettivo del colosso tecnologico è quello di avere a disposizione 6 o 7 reattori entro il 2035, con il primo in consegna nel 2030, così da poter alimentare i data center dedicati ai suoi progetti #AI. “Complessivamente, questo accordo consentirà di immettere nelle reti elettriche statunitensi fino a 500 MW di nuova energia, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, priva di emissioni di anidride carbonica, e di aiutare un maggior numero di comunità a beneficiare di un’energia nucleare pulita e a prezzi accessibili”, ha affermato Google nel comunicato che ha accompagnato l’annuncio della collaborazione con Kairos Power. Al di là dei dettagli dell’accordo, è interessante notare che questo rappresenta una svolta importante nell’evoluzione dei piccoli reattori modulari, dotati di una potenza massima di 300 megawatt e in grado di produrre più di 7 milioni di chilowattora di energia al giorno. Per la prima volta, questi hanno ottenuto una dimostrazione di fiducia da parte di un colosso come Google, convinto che contribuiranno ad accelerare la diffusione del nucleare. Le dimensioni ridotte e il design modulare dei reattori – che vengono sostanzialmente prodotti in fabbrica – possono infatti ridurre non solo i tempi e i costi di costruzione, ma anche “consentire la messa in opera in un maggior numero di luoghi e rendere più prevedibile la consegna del progetto finale”. In poche parole, i piccoli reattori modulari potrebbero essere la soluzione ai ritardi accumulati dagli Stati Uniti nei progetti di costruzione delle nuove strutture dedicate al nucleare. O almeno così crede Google. E anche #Amazon. L'approfondimento di Chiara Crescenzi su https://lnkd.in/dUm7NtGv #artificialintelligence #energianucleare
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In Italia l’uso delle #VPN non ha particolari restrizioni, ma l’attività dei provider che forniscono servizi di #VirtualPrivateNetwork si è decisamente complicata a partire dallo scorso autunno. Con una serie di emendamenti contenuti nel decreto omnibus, il governo italiano ha modificato la legge per la tutela del diritto d’autore introducendo una serie di obblighi che hanno provocato le proteste di associazioni di categoria come l’AIIP | Associazione Italiana Internet Provider e Assoprovider. Gli obblighi introdotti riguardano il contrasto alla pirateria online e in particolare al fenomeno del cosiddetto “pezzotto”, quello che consente la trasmissione pirata in streaming delle partite di Serie A. In sintesi, la norma impone a tutti gli operatori su Internet (ma sono citati espressamente anche i provider di VPN) un ruolo di “sorveglianza” con il rischio, in caso di mancato adempimento, di condanne penali per i rappresentanti in Italia. In pratica, secondo la nuova versione della legge gli operatori dovrebbero controllare l’attività dei loro utenti e segnalare eventuali connessioni a siti pirata e (addirittura) qualsiasi attività potenzialmente legata ad attacchi informatici. Una previsione che si scontra frontalmente con le policy “no log” dei provider VPN e, in pratica, fa rischiare l’illegalità ai servizi di questo tipo. L'analisi di Marco Schiaffino su Guerre di Rete https://lnkd.in/deRGYQSX
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La rilevanza strategica dei cavi per le telecomunicazione sta alimentando le tensioni internazionali, tra sabotaggi, progetti di difesa e una rete che continua a espandersi in tutto il mondo. Sebbene in questi anni si sia parlato spesso di connessioni Internet satellitari, con #Starlink di Elon Musk a farla da padrona in Ucraina, la stragrande maggioranza dei dati di Internet passa sott’acqua. Cavi sottomarini di fibra ottica che sembrano infiniti, posti sul fondo del mare con grandi carrucole navali. Secondo le stime, attraverso di loro passa il 98% del traffico internazionale, voce e dati, di più di 7 miliardi di persone. Se i cavi si rompessero, il sistema informatico di interi Paesi andrebbe in tilt, bloccando le forniture di energia, la trasmissione di informazioni sensibili, le transazioni bancarie elettroniche. Ne parla Laura Carrer su Guerre di Rete https://lnkd.in/dKXUYg9s